Ricerca e Sviluppo in Soprema
L'intervista a David Barsi
Nel settore dell’edilizia sostenibile, l’innovazione nasce sempre più spesso dall’incontro tra industria e mondo accademico. Le collaborazioni tra aziende e università permettono di unire ricerca di base e applicazione concreta, favorendo lo sviluppo di soluzioni tecniche avanzate. In questa intervista, David Barsi, R&D Manager di Soprema, racconta come il confronto continuo con enti di ricerca e formazione sia diventato un fattore strategico per progettare materiali sempre più durevoli, sicuri e adatti alle sfide del mercato.
Qual è il valore strategico che Soprema attribuisce alla collaborazione con le Università ed i centri di ricerca o formazione?
L’unione fra mondo industriale e accademico è fondamentale nel processo di miglioramento dei prodotti. Poter condividere la conoscenza e usufruire di un efficiente trasferimento tecnologico dal mondo accademico all’industria è la chiave per uno sviluppo sostenibile. Grazie alla collaborazione fra Soprema e gli istituti di ricerca e di formazione possiamo garantire prodotti di alta qualità e prestazioni.
Va ricordato, infatti, che stiamo chiedendo a un materiale organico di resistere a temperature ed esposizioni estreme (dal deserto alla steppa), a sollecitazioni fisico-meccaniche molto critiche (si pensi alle membrane applicate in tunnel o dighe) e in ultima battuta, ma per questo non meno importante, la resistenza al fuoco. Unire la ricerca di base, lo studio fenomenologico dei materiali e test altamente tecnologici che l’Università ed i centri di ricerca forniscono, alla visione applicativa , veloce e dinamica del settore industriale è a mio avviso la chiave di volta fra l’innovazione ed il mercato.
Quali sono le principali sfide che il reparto Ricerca&Sviluppo deve affrontare in una realtà industriale come Soprema?
Per rispondere a questa domanda vorrei fare riferimento ai tre pilastri della sostenibilità. I prodotti innovativi che il mercato richiede sono sviluppati pensando alla durabilità, in quanto un prodotto che riesce a svolgere il proprio compito per tempi prolungati intrinsecamente costituirà una riduzione dell’impatto; a questo va legato l’uso di prodotti - sempre a minor impatto - sicuri e legati ad una supply chain forte e consolidata. Ma gli sviluppi non sono solo pensati in risposta alle direttive di riduzione degli impatti ambientali, ma anche per garantire prodotti che siano sicuri per i clienti, gli applicatori e per le persone che quotidianamente lavorano per realizzare le membrane sintetiche. A questo si accompagna anche il fattore economico che deve essere sempre tenuto in considerazione per rendere sostenibile un prodotto, con una ricerca costante per fornire prodotti al giusto costo ad alla migliore qualità.
In aggiunta ai tre pilastri canonici, sicuramente il tempo è uno dei fattore maggiormente critici. La necessità di modificare i prodotti in risposta alle richieste del mercato è legata ad un tempo di risposta molto breve. In questo la conoscenza del proprio prodotto e soprattutto una visione a 360 gradi del mondo della chimica e dei polimeri permette di avere risposte rapide e subito accessibili. Essendo la ricerca volta all’applicazione diretta occorre trovare prodotti innovativi disponibili sul mercato in quantità idonea a rispondere alle esigenze produttive.
Ogni prodotto innovativo viene sottoposto a test prolungati e molto sfidanti prima di essere selezionato ed entrare a far parte delle nostre formulazioni.

In che modo l'adozione della metodologia LCA (Life Cycle Assessment) ha cambiato concretamente la progettazione delle membrane sintetiche?
In realtà, la metodologia LCA non cambia e non influenza lo sviluppo progettuale delle membrane. La ricerca di materie prime sempre meno impattanti, l’utilizzo di una percentuale di materiale circolare e l’ottimizzazione energetica della produzione fanno parte della progettazione delle membrane sintetiche da molto prima che il concetto di Sostenibilità diventasse il life motive della vita comunitaria.
Il prolungamento della vita delle membrane ha da sempre diretto gli sforzi della ricerca, con una incrementata attenzione su quello che succede alla membrana dopo l’applicazione ed a fine vita. Infatti, non solo uno degli obbiettivi (credo comuni a tutto il settore dei manufatti plastici in edilizia) è mantenere attive e funzionale le membrane nel tempo, ma anche pensare ad un ciclo virtuoso del prodotto post-consumo.
Il "pensare circolare" permette di ridurre il carico ambientale del materiale durante la sua produzione, ma anche ridurre gli impatti che ad esso si correlano in fase di smaltimento.
Anche in questo caso il consorzio fra istituti di ricerca, supply chain e Soprema, sta portando ad una proficua collaborazione.
Qual è il messaggio principale che vorresti trasmettere ai futuri professionisti dell'edilizia sull'importanza dell'innovazione in questo settore?
La ricerca è la base di ogni cambiamento, avere una visione del futuro permette di essere competitivi e di mantenere la leadership dei settori chiave del mercato.
Tuttavia, la ricerca è anche complessità, lunghi tempi di sviluppo ed una altissima fallibilità. Quello che un ricercatore pensa oggi potrebbe realizzarsi fra tre anni. Ma questa realizzazione dà una spinta evolutiva, tecnologica ed economica a tutto il settore che coinvolge. È importante non considerare come perdita di tempo le ricerche che non conducono al risultato atteso. I risultati saranno il gradino di partenza per la ricerca successiva ed un avanzamento per la realizzazione di un prodotto che permetterà di superare un problema mai considerato prima, un cambiamento della supply chain (ed in questo periodo ce ne sono stati parecchi soprattutto per gli sconvolgimenti geopolitici globali) o l’immissione di un prodotto che durante gli studi non sarebbe stato recepito dai clienti.
Avere la risposta nel taschino ad una domanda ancora non posta è la chiave per vincere la partita.

